Piccola riflessione sull’arte
Uscire da se stessi per potervi rientrare arricchiti, questo è il mio personalissimo senso dell’andare per mostre. In fondo anche del leggere, dell’ascoltare musica, dell’osservare in generale.
Penso che proprio nella contemplazione di tutto ciò che noi chiamamiamo Arte, e per ognuno questa parola ha una declinazione esclusiva, si varca quel sottile confine in cui incontriamo il Fuori potendo scegliere se farci invadere o rimanere sulla soglia senza pericolo alcuno che non sia quello di entrare nella potenza di un’emozione ed esserne più o meno lucidamente travolti.
Una mediazione fra la nostra individuale percezione del limite finito del corpo e la grandezza dell’anima.
Jung ipotizzava che l’arte moderna punga direttamente le nostre parti inconsce, proprio per la sua dimensione non condizionata dal figurativo. Non richiede spiegazione razionale a meno che non la si voglia cercare, ed è una scelta.
Osservare: aprire l’occhio, il cuore, lo stomaco, le pelvi. Sentire. E semplicemente lasciare che sia. Lasciare che l’elaborazione di quanto si è incontrato segua il suo mistico pellegrinaggio, a volte comprensibile a volte ermetico.
Percepisco una entusiasmante avventura in questo processo. Fiducia in se stessi e nella possibilità di entrare negli occhi altrui con l’umiltà di chi sa di non potere arrivare se non ai propri contenuti individuali mantenendo un profondo rispetto per ciò che è sconosciuto; gratitudine per la possibilità di un viaggio denso di significato non immediatamente intelligibile; riconoscenza per l’opportunità di dimorare al cospetto della Bellezza ed esserne invasi, occhi e cuore e stomaco e pelvi.
“L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni”. P.Picasso
Commenti
Posta un commento